La strada di Don Chisciotte |
Si parte per un reportage fotografico lungo il percorso che "Il cavaliere dalla trista figura" ha compiuto assieme al suo compagno Sancho Panza all'inseguimento dei suoi sogni, delle sue bellissime follie, e delle tumultuose avventure che lo tennero in vita e gli diedero un senso. |
Parto da Toledo per Barcelona verso le sette. Gia’ scendere le scale, raggiungere coi bagagli il garage 5 stelle, prendere la macchina, immettersi nell’intricato turbine di vicoli della citta’, tornare all’hostal per restituire le chiavi del garage e finalmente partire davvero impiega un discreto numero di minuti. Il tutto in un’atmosfera da citta’ arcaica ancora avvolta nel ventaglio della notte che pare di pioggia ma non ha piovuto, han solo lavato le strade. L’autostrada per Madrid (AP-42), da cui poi mi immetto in quella per Zaragoza-Barcelona, é gia’ trafficatissima. Settanta chilometri cosi’, ma si scorre. Poi l’immissione in una sorta di tangenziale-autostrada (M 50) (adoro la precisione inutile delle sigle) lunga e stracarica, e l’ulteriore immissione nella vera AP-2, quella che attraverso 600 chilometri circa mi porta in Catalogna. Quasi tutta in rifacimento (quando si dice le grandi opere…) ma nel complesso molto veloce. Col vantaggio non da poco che da Toledo a Madrid, e poi fino a Zaragoza non si paga. No, non é che non si paga perché é in rifacimento per cui crea disagi (non hanno mai visto la Torino-Milano, per fare un esempio fra i tanti…….), non si paga proprio e basta. E ce ne sono altre del genere, pensa un po’!… Gli esempi basta trovarli aprendo una mappa stradale del paese.
Il paesaggio é aspro e severo, ocra, giallo, craterico, e grandioso. Non da moina o da cartolina, da messa in posa insomma, ma grandioso. 101 chilometri dopo Zaragoza poi, (butto l’occhio sull’indicazione chilometrica dell’autostrada, non che me lo inventi per fare fiction), appare un fantasma incastrato nella terra e nella roccia. Una chiesa in pietra e polvere rossa, con il campanile sequestrato dall’ombra di qualcosa che dev’esserci stato e deve aver suonato e ora il tempo ha invaso di buio, una brevissima visione di strade e di case arrancate a tre secoli fa che danno i brividi nell’immediatezza inaspettata del momento. Pagine di un’illustrazione che non sono pagine di un’illustrazione ma sono li, a 101 chillmetri da Zaragoza, nella sierra arida e scontrosa della Castillia y Leon. Dove Sergio Leone giro’ parte delle sequenze epiche dei suoi western, vista l’assenza di budget che non permise spostamenti in Centro o Sud America. Ho visto Claudia Cardinale la in mezzo, il viso pallido di Clint Eastwood che si vaporizza dalla polvere di un’esplosione, la mano pronta sul grilletto, l’armonica di Ennio Morricone, la tromba dell’assolo del tema di Per un pugno di dollari, il tema di C’era una volta il West, Il Buono che dopo aver ucciso il Cattivo nell’unico TRIELLO che abbia mai visto risponde al Brutto che gli chiede perché deve essere lui a scavare nel cimitero per trovare i lingotti d’oro e Eastwood rispondergli: vedi……….. (pausa lenta)…….il mondo si divide in due categorie…… (pausa con movimento del mantello e del sigaro), quelli che hanno la pistola………..(ancora pausa) e quelli che scavano….(e porgendogli la pala)……..tu scavi.
Nell’autoradio ho un cd con una compilation di brani vari da me preparata qualche mese fa (non per l’occasione), fra i quali C’era una volta il West. E cosa faccio non lo metto?…. Lo metto. Ho la sensazione che anche la Castilla si fermi a tremare. Che anche la terra, la dura terra nella quale tentiamo di vivere abbia gli occhi lucidi e la gola secca. Due minuti e poi passa. La chiesa senza campane. La visione di Claudia Cardinale. Il sigaro fra le rughe giovani di Eastwood. L’insensata assenza di Sergio Leone. La perifrasi evangelica dello spartito di Morricone, suo compagno di scuola, al quale se non ricordo male (lo lessi sul retro di un 33 giri) un giorno Leone deve avergli scritto: ma come fai a comporre queste cose?
Poi arriva anche Barcelona. O arrivo a Barcelona?.. Ore per trovare un parcheggio, molto meno per trovare un hostal comunque centralissimo e adatto a un personaggio come Maqroll il Gabbiere di Alvaro Mutis (lo so che lo conoscono in pochi ma é un peccato per uno a cui Marquez fa leggere per primo ogni sua nuova composizione e De André si ispira per quasi tutti i testi del suo ultimo album), sporco ma pulito il giusto, decrepito ma pavoneggiante, economico ma non del tutto (in Italia non l’avrebbero neppure tirato su, sia chiaro), diviso su piu’ portoni e in scale diverse e con l’angolo cottura di fianco al letto. Dietro la Ramblas, quasi da esserci dentro. Eccezionale.
Nel pomeriggio conosco finalmente di persona Carlo. Che quasi in contemporanea tiene un altro diario di viaggio on-line su viaggioineuropa.it (il suo é su Barcelona). Facciamo una bellissima chiacchierata al tavolo di un bar in una minuscola piazza e Carlo, d’un tratto, mentre parliamo di viaggi, di Napoli, di Galeano, Cortazar, Marquez, Lezama-Lima, Hrabal, Carpentier, di quanto vorrei fare un giorno un viaggio lungo l’Europa mediterranea da Lisbona a Istanbul, e della lingua catalana e della Sardegna, di queste e altre ricchezze del passato e del futuro insomma, solleva un dito a indicare qualcosa di fronte a lui e mi fa: guarda come si chiama quella via?! CARRER DE CERVANTES